Bloccati su un'isola del Pacifico finché non costruiscono una barca a vela: il tentativo di Jimmy e del suo gruppo

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Panoramica

Il video parte da una premessa semplice: Jimmy e quattro compagni (Chandler, Nolan, Hase e Darius, inizialmente dietro la telecamera) sono bloccati su un'isola nel mezzo dell'Oceano Pacifico. L'unico modo per andarsene è costruire una barca a vela con ciò che trovano e navigare per diverse miglia in mare aperto fino a un'altra isola visibile all'orizzonte. Alla domanda sul perché, la risposta è ironica: "perché a loro piace quando soffriamo". Jimmy spiega però anche una motivazione personale: si è sempre chiesto se, naufragando su un'isola, il gruppo saprebbe davvero fuggire, e vuole scoprirlo "prima di diventare vecchi". Nessuno dei presenti ha mai navigato, tranne Hase, che in un altro video aveva già costruito una barca.

16 min di lettura

Il punto di partenza: una base, poche provviste e un progetto che sembra impossibile

Prima ancora di pensare alla barca, il gruppo deve sopravvivere. Viene mostrata un'animazione 3D dell'imbarcazione da realizzare, e la prima reazione è che sia impossibile. La priorità è raccogliere provviste e costruire un rifugio, "così l'isola non ci ucciderà prima di riuscire a scappare". Da una cassa escono pochi beni di prima necessità; l'acqua sembra abbondante, ma deve durare fino al completamento della barca, e nessuno sa quanto tempo servirà, visto che si tratta, come dice Jimmy, di "un gruppo di YouTuber" che costruisce un rifugio dal nulla.

Il rifugio prende la forma di una specie di casa sull'albero, ma già i nodi creano difficoltà, e il commento è eloquente: se fanno fatica a costruire una base, figurarsi una barca. Al tramonto accendono un fuoco e fanno il punto: Nolan, Chandler e Jimmy non hanno mai costruito una barca, ed è per questo che Hase è nel gruppo. Hase, dal canto suo, dice di non vedere l'ora di navigare con persone che non l'hanno mai fatto.

Il modellino e i requisiti della barca vera

La mattina del secondo giorno Hase è l'unico già al lavoro, perché è l'unico che sa cosa fare. Presenta un modellino: due scafi, sopra di essi le traverse e un albero centrale. Per la vela serve la camicia di qualcuno, che dopo qualche protesta viene ceduta. Il modellino galleggia, ma è solo un prototipo: la barca vera dovrà essere trenta o quaranta volte più grande, reggere circa 450 chili e portare tutti fino all'altra isola.

Il materiale ideale, spiega Hase, è il bambù, perché è leggero e galleggia. Il problema è che si trova nel profondo della giungla. Prima di entrarci, Hase convoca una "riunione d'emergenza" per elencare i pericoli: il serpente ferro di lancia, la vipera dalle ciglia gialle e il ragno delle banane. La spedizione si svolge tra formiche nelle camicie, un alveare da evitare e la sensazione, espressa ad alta voce, che sull'isola "tutto cerchi di ucciderci".

I rifiuti come unica risorsa

Accanto al bambù, la risorsa decisiva si rivela la spazzatura. Secondo quanto raccontato nel video, grandi navi passano in quella zona e scaricano rifiuti in mare che finiscono sulla spiaggia; per il gruppo ogni contenitore sigillato "vale più dell'oro", perché può fornire galleggiamento. Si setaccia l'isola: un barile blu trovato è distrutto, un altro invece sembra intatto e galleggia. Il caldo è tale che qualcuno dice di essere sul punto di svenire, ma "ne vale la pena".

A fine giornata i materiali per iniziare ci sono, ma nessuno ha più l'energia per cominciare a costruire. Jimmy, interpellato su quanto fatto, stima che "di questo passo ci vorrà un mese". La notte aggiunge un altro episodio: Nolan si sveglia con un grosso ragno nel letto, che viene eliminato tra urla e confusione.

Spostarsi all'ombra e riorganizzare i ruoli

Il terzo giorno il gruppo decide di non "sciogliersi" come il giorno prima e sposta l'area di lavoro all'ombra, più avanti sulla spiaggia, per poter costruire tutto il giorno e non solo un paio d'ore. Lungo il percorso Chandler trova un terzo barile, che aumenta le probabilità che la barca galleggi. Con bambù e legno ormai sufficienti, il mucchio di "bastoni e rifiuti" comincia a trasformarsi.

C'è anche un cambio di ruoli: Chandler, stanco, prende la telecamera e Darius, che fino a quel momento filmava, viene messo a costruire. È un passaggio scherzoso ma significativo, perché da qui in avanti Darius diventa uno dei lavoratori più importanti. Il video sottolinea già ora un rischio centrale: se anche un solo nodo è lento quando arriva un'onda, la barca rischia di affondare in mezzo all'oceano. Si inizia a montare il ponte di bambù e l'imbarcazione comincia a sembrare una vera barca a vela, ma a fine giornata il gruppo sceglie la cena invece di proseguire.

La strategia delle maree e il peso della responsabilità

La mattina seguente Hase inizia a osservare le maree e intravede un possibile vantaggio: quando la marea sale e poi scende, allontana l'acqua dalla riva, e se la barca si lascia trascinare da quel flusso verrà portata verso il mare aperto. Hase aggiunge però un'avvertenza che tornerà nel finale: se vento e correnti sono sfavorevoli, nemmeno con un motore si arriverebbe all'altra isola. Hase racconta anche di sentire che tutti contano su di lui (nel video si parla in prima persona: "sento che tutti contano su di me") e che, se riuscissero davvero nell'impresa con persone che non hanno mai navigato, sarebbe un ricordo da custodire per tutta la vita.

Gli obiettivi della giornata sono chiari: fissare il ponte, raccogliere materiale per i remi, e poi testare il galleggiamento prima di costruire la vela. Hase insiste sull'ordine: prima il test, poi la vela, altrimenti si finisce "a nuoto". Riflette anche sulla gestione della squadra: bisogna sfruttare i punti di forza di ciascuno, e poiché un nodo legato male può far crollare tutto, Hase ritiene di dover fare e controllare personalmente i nodi, essendo più esperto degli altri.

Il quarto barile e il crollo di Nolan

La barca è sbilanciata: serve un quarto barile. La ricerca diventa estenuante, con circa 100 gradi (così viene detto nel video) e due ore passate a setacciare la spiaggia. Alla fine un barile blu viene trovato, ma bisogna riportarlo indietro per circa un chilometro di rocce. Qui l'impresa mostra il suo lato pericoloso: Nolan non ha portato acqua, avverte formicolio alle dita e visione a tunnel e dice di non riuscire a trasportare il barile senza svenire. Darius arriva alla base con il barile, mentre Hase va ad aiutare Nolan, che ha urgente bisogno di bere.

Il bottino comprende anche un timone, e la conclusione è che ne è valsa la pena. Il video presenta questo come uno dei momenti in cui il gruppo capisce che servirà l'impegno di tutti. Nel frattempo è già stata consumata più di metà della scorta d'acqua, quindi non si può restare ancora a lungo.

Legature, test di galleggiamento e un tentativo fallito con la plastica

Con tutti i barili "ingabbiati", Hase mostra la legatura da replicare per tutte le 17 travi, su entrambi i lati; se i barili si muovessero, la barca affonderebbe e si dovrebbe ricominciare da capo. Il gruppo arriva a un bivio: continuare a costruire sperando che regga, col rischio che si sfasci il giorno della partenza, oppure fermarsi e metterla in acqua per verificare che galleggi. Scelgono il test, e la barca galleggia. Per Hase è la prima volta in cui l'impresa sembra davvero possibile; Jimmy immagina già la barca completa di pavimento, vela, timoni e remi.

Non tutto funziona. L'idea era usare un oggetto di metallo trovato sulla spiaggia, con un fuoco sotto, per far bollire pezzi di plastica da modellare in remi. La plastica non si scioglie. Il commento è autoironico: l'acqua bolliva, quindi perché non la plastica? "Ecco perché guardate Mark Rober, non noi". I remi vengono quindi realizzati in altro modo: il primo prototipo sembra "più una bandiera che un remo", ma il piano è costruirne quattro. Hase introduce anche gli skeg, che secondo la spiegazione data servono a far andare la barca dritta anche quando tenderebbe a deviare.

Perché Jimmy dice di divertirsi

A metà video Jimmy fa una riflessione sul proprio canale: di solito i video prevedono set enormi, centinaia di concorrenti e premi da un milione di dollari. Eppure, dice, a volte è bello essere lasciati su un'isola con quattro amici a costruire una barca. Non nasconde la durezza dell'esperienza — caldo, insetti, un video "durissimo" — ma afferma di trovarci gusto nello stare con il gruppo. Ricorda che un tempo facevano spesso video di questo tipo e dice di non sapere perché abbiano smesso.

Il piano a quel punto è avere la barca pronta il giorno dopo e partire quello successivo, se la corrente lo permette. Manca però il pezzo decisivo: per ora è una zattera, non una barca a vela. E la pressione aumenta: l'acqua sta finendo e Nolan, con oltre 60 punture d'insetto solo su braccia e mani, dice di non sapere quanto potrà ancora resistere se non si parte l'indomani.

La vela e la corsa contro la marea

La vela viene costruita con bambù sottile e resistente; Hase la descrive come una vela al terzo, "come gli antichi polinesiani". Dopo averla legata agli alberi bisogna praticare un foro per la cerniera: se non funziona, la vela si strappa. Ognuno a questo punto ha un compito preciso, e il gruppo si descrive come "una macchina da spiaggia ben oliata": chi lavora agli skeg, chi ai remi, chi alla vela.

La fretta ha una ragione precisa. Con la luna nuova, spiega Hase, ci sono maree estreme: partendo mentre l'alta marea cala, la corrente dovrebbe risucchiarli verso l'altra isola. Il tempismo è perfetto, ma solo se finiscono quel giorno. A meno di 12 ore dal cambio di marea, la vela viene montata e prende vento; un sistema di corde permette di abbassarla rapidamente se il vento soffia nella direzione sbagliata. Con circa un'ora e mezza di luce rimasta, il gruppo continua a lavorare anche al buio fino a quasi mezzanotte, al punto che Chandler non ricorda nemmeno il nome di ciò che sta costruendo (un timone). Alla fine la barca è completa.

La partenza: remare in rotazione

Il giorno della partenza la narrazione insiste sul fatto che l'unica protezione dall'oceano sono la barca "e l'un l'altro". Prima di salpare il gruppo fa una promessa collettiva: se sono stanchi, se sono ancora più stanchi, perfino se vogliono smettere di remare, la risposta è sempre "remeremo".

All'inizio la corrente è favorevole e tende a trascinare la barca al largo. Hase però avverte che in poche ore entreranno in un canale dove la corrente cercherà di spingerli lateralmente verso il mare aperto, quindi bisogna guadagnare più terreno possibile subito. Aperta la vela, arriva un po' di brezza e la barca procede a circa un miglio all'ora, velocità che secondo Hase basterebbe per arrivare. Restano però oltre cinque miglia, e dopo venti minuti tutti sono già esausti.

Diventa evidente che quattro persone non possono remare senza sosta per ore senza sfinirsi prima del canale. Hase introduce allora rotazioni di 15 minuti: tre remano, una riposa. Dopo circa 45 minuti il gruppo stima di essere a circa il 20% del percorso. Poi arrivano i problemi: il remo di Nolan si rompe, un pezzo della barca va perso, Hase cade, e la barca inizia a girarsi di lato. Quando si è fuori rotta devono remare tutti, con bracciate lunghe; il vento aumenta, ma alla fine la barca torna nella direzione giusta. In uno dei rari momenti distesi, due membri del gruppo dicono che non vorrebbero essere bloccati in mezzo all'oceano a remare con nessun altro.

Il canale: ore di deriva

La fatica accumulata pesa: il gruppo ricorda di aver costruito la barca per sei giorni di fila, 12 ore al giorno. Qualcuno si dichiara disidratato, Chandler sta male, le spalle cedono, il sole "ci cuoce come aragoste". Poi si entra nel canale, dove — come Hase ripeteva dall'inizio — la corrente è fortissima e spinge verso il mare aperto. C'è un momento di tensione tra Hase e Darius: Hase chiede a Darius di smettere di remare, Darius ribatte che basterebbero cinque secondi di pausa per trovarsi rivolti dalla parte sbagliata, Hase risponde che così la barca si girerà controvento. Poi l'indicazione cambia: bisogna attraversare il canale, dove corrente e vento sono più forti, e solo la forza dei rematori impedisce di finire troppo a sud.

Per ore la corrente tira la barca a sinistra, poi a destra, poi la fa girare in tondo. Il gruppo capisce di non fare progressi e si sente sconfitto, troppo lontano per tornare indietro e troppo disperato per andare avanti. Dopo circa sei ore di remata a tratti, il bilancio è questo: Darius ha remato tutto il tempo, Hase ha governato e tenuto la vela, Jimmy ha il mal di mare, e la narrazione ammette che con Jimmy e Chandler ormai fuori gioco la missione è nelle mani di Hase, Nolan e Darius. L'isola è a 3,5 miglia; Hase spiega che, prendendo il vento che soffia dall'isola, si potrebbero cavalcare corrente e vento, ma avendo perso tanto terreno all'inizio stanno "scalando una collina per poi poter scendere".

La resa sfiorata e la ripresa

Dopo sette ore la barca non si muove come previsto, e quando smettono di remare arretrano verso il Pacifico. Si parla di sparare il razzo di segnalazione; uno dei rematori, che dice di aver remato quasi senza sosta per sette ore, ammette di non farcela più. La frustrazione è che l'isola è "così vicina, ma così lontana". Jimmy, sdraiato senza forze, ripensa alla promessa del "remeremo" e a quanto aveva detto due giorni prima sul piacere di costruire una barca con gli amici, riconoscendo di essersi divertito molto quella settimana.

Proprio allora la situazione cambia: la barca comincia a girarsi verso l'isola senza che nessuno remi, perché — secondo la spiegazione data — la marea sta salendo e li risucchia verso terra. Senza rendersene conto sono usciti dal canale. Il GPS di Darius indica 2,9 miglia e il gruppo decide di fare un ultimo tentativo; qualcuno sintetizza: "Dico che mi arrendo ma, finché non lo faccio, non mi arrendo". Dopo oltre otto ore, ustionati, affamati e disidratati, vedono i numeri scendere: 2,5, poi 1,7, poi poco più di un miglio, poi uno, e quindi il conto alla rovescia scandito decimo per decimo.

L'ultimo cambio di marea

L'entusiasmo dura poco, perché davanti c'è un ultimo cambio di marea, previsto entro venti minuti. Torna in mente l'avvertimento iniziale di Hase su vento e correnti sfavorevoli. A circa un terzo di miglio, il timore è che la corrente li prenda e facciano mancare l'isola, e che "questo video sarà un flop". Dopo undici ore in barca, con dieci minuti stimati alla fine, arrivati — dice la narrazione — al 95% del percorso, il vento cambia e arriva una forte brezza trasversale. Il gruppo discute se abbassare o alzare la vela: da un lato potrebbe spingerli più a sud, dall'altro senza vela non si batte il vento, ma il vento ormai soffia in faccia, e Hase giudica inutile alzarla.

Segue un conto alla rovescia disperato, con onde e remate anche a mano, finché arriva la constatazione: la marea è cambiata e l'acqua che prima li spingeva ora spinge contro di loro. A 0,5 miglia — "potevamo arrivarci a nuoto" — qualcuno chiede a Hase se debbano arrendersi. La risposta è: "È finita. Mi dispiace."

Il fallimento a pochi minuti dal traguardo

Dopo quasi 12 ore di remi e vela, il gruppo osserva che con 20 minuti di vantaggio sarebbe arrivato sull'isola, e qualcuno ammette che tutti avrebbero potuto fare meglio. Viene sparato il razzo di segnalazione. Jimmy chiude definendo questa la sfida più difficile mai fatta sul canale, resa ancora più dura dal fatto di essere arrivati così vicini e di aver fallito solo perché la marea è cambiata nell'ultimo 5% del percorso. Dice di odiare perdere, di sentire di aver deluso il pubblico, e promette che nel prossimo video di sfida non fallirà. Poi sale sull'elicottero. L'obiettivo dichiarato — arrivare all'isola — resta mancato per mezzo miglio.