Gli oggetti del cuore di Madonna: una visita nella sua casa di Londra
VogueIn questo video per Vogue, Madonna apre le porte della sua casa londinese e accompagna lo spettatore di stanza in stanza per mostrare quelli che chiama i suoi "oggetti del cuore". Non sono pezzi scelti per il loro valore di mercato, anche se tra questi ci sono due dipinti di Frida Kahlo. Ognuno è legato a una storia personale: la madre perduta, i figli, gli anni difficili a New York, una malattia grave. Il filo che unisce il racconto è il rapporto tra arte, memoria e affetti familiari.
Il bagno-ufficio e la "nave madre"
La visita comincia da un luogo insolito: il bagno, che Madonna chiama anche "il mio ufficio". Spiega che ci lavora perché è l'unica stanza della casa in cui nessuno la disturba. Poi si sposta in quello che definisce il suo vero ufficio, "la nave madre". Precisa però di non lavorare molto alla scrivania, che trova un po' troppo formale. La stanza ha un impianto audio eccellente. Quando ascolta i mix della musica a cui sta lavorando, si siede sul divano, abbassa le luci, accende un po' d'incenso e crea l'atmosfera.
L'autoritratto di Frida Kahlo e la storia delle scimmie
Il primo oggetto che presenta è quello che considera uno dei suoi preferiti al mondo: un autoritratto di Frida Kahlo. Madonna osserva che Kahlo si ritraeva spesso con delle scimmie sulle spalle e racconta la spiegazione che ne dà. Secondo il suo racconto, la pittrice ne aveva molte e le aveva addestrate ad avvertirla quando il marito andava a letto con un'altra donna. Se lui tornava dallo studio dopo essersi divertito con una delle sue modelle, cosa che secondo Madonna capitava spesso, le scimmie impazzivano. Così Frida lo scopriva e lo puniva di conseguenza.
Da una cartolina a un'asta: come il quadro è diventato suo
Dietro l'acquisto del dipinto c'è una storia lunga anni. Ai tempi del liceo, racconta Madonna, a Detroit c'era un solo museo da visitare, il Detroit Institute of Arts. La prima volta che ci andò vide enormi murales di Diego Rivera ovunque. A catturarla davvero, però, furono alcune piccole fotografie quasi nascoste di una bellissima donna messicana. La colpirono il suo carisma e la sua bellezza unica, e Frida divenne per lei "una specie di musa eterna".
Qualche anno dopo si trasferì da Detroit a New York. Camminando per strada si imbatté in una fiera e vide una cartolina con quel dipinto. «Erano i miei primi cinque minuti a New York, e la prima persona che ho incontrato è stata Frida», ricorda. Da quel giorno portò la cartolina sempre con sé e la appese al muro con una puntina o un chiodo. Diventò il suo angelo custode. Si promise che un giorno quel quadro sarebbe stato suo. Undici anni dopo il dipinto andò all'asta e lei lo comprò.
Madonna spiega anche perché si sente così vicina a Kahlo. Se sei un'artista in difficoltà, una donna che lotta nel mondo e si sente un'estranea, dice, puoi creare un legame con Frida. Le attribuisce uno sguardo da «non rompermi le scatole» e dice che le dà una grande forza.
Gli stivali YSL di Confessions
Nel corridoio, trasformato in cabina armadio perché non c'è più spazio per altri vestiti, Madonna mostra i suoi amati stivali YSL. Furono realizzati per lei 21 anni fa, per gli show di Confessions Part One. Racconta che hanno resistito alla prova del tempo, calzano in modo incredibile e sono comodissimi per ballare. Le piace il legame con quel periodo. Ora che sta facendo Confessions Part Two, dice, gli stivali hanno ancora una loro energia e le sostengono i piedi. È convinta che abbiano a che fare con il suo modo di ballare, anche se ammette di non saperlo spiegare: tra tutti gli stivali e le scarpe che possiede, questi per lei sono semplicemente perfetti, «magici».
Le sculture di Anderson Asteclines
Madonna ama avere arte anche in bagno. Tra i pezzi preferiti ci sono alcune sculture di peni, «la mia collezione di cazzi», come le chiama con ironia. Sono quattro, due piccole e due grandi. L'autore è Anderson Asteclines, un giovane artista brasiliano che fa parte del programma gestito da Tracey Emin. Madonna lo conobbe andando a trovare Emin.
Di recente ha anche comprato uno dei suoi quadri, che parlava del suo rapporto con la madre. Racconta di avergli chiesto se sua madre fosse orgogliosa di lui e se avesse visto il suo lavoro. Lui rispose di no: pensava che i quadri potessero turbarla e non voleva farle del male. Le spiegò poi che ogni suo quadro parlava in qualche modo di lei. Madonna dice che stava per piangere, tanto era toccata dalla sua storia.
Al momento dei saluti, dopo un po' di tempo passato insieme, lui le corse dietro con una busta di carta marrone dicendo di volerle dare qualcosa. Lei salì in macchina e, guidando verso casa, aprì la busta: dentro c'erano le sculture. «Sono davvero deliziose», commenta.
Un angolo di ricordi: il rosario, i biglietti, il profumo, il carillon
Madonna si definisce molto sentimentale e romantica, soprattutto quando si tratta della sua famiglia. Conserva moltissimi appunti e ricordi, che attacca alle pareti senza nulla di troppo formale.
Il primo è un semplice rosario di legno, appartenuto a sua madre e donatole dalla nonna pochi anni prima di morire. Sua madre era molto religiosa: pregava ogni giorno, recitando un'Ave Maria per ogni grano. Madonna collega questo oggetto a un tratto della sua immagine pubblica. Ricorda che all'inizio della carriera portava molti crocifissi al collo e precisa che erano più un tributo a sua madre che al cattolicesimo.
Accanto ci sono alcuni post-it che la figlia Estere le scrisse a cinque anni, quando iniziava a scrivere e parlare in inglese. Uno dice «Scusa, mamma»: doveva aver combinato qualcosa, ma Madonna non ricorda cosa. C'è anche una foto della bambina alle sue spalle, con un'aria molto birichina.
Nello stesso angolo di oggetti preziosissimi c'è il profumo della madre, Fracas. Quando le manca, Madonna lo spruzza e sente il profumo di gardenie e tuberosa. Infine c'è un carillon che qualcuno ha realizzato per lei e che suona la sua canzone preferita, Bella Ciao. Lei la descrive come praticamente l'inno dei partigiani italiani che durante la Seconda guerra mondiale combattevano contro la dittatura e il fascismo, poi diffusasi in tutta Europa come una sorta di inno.
La prima scultura di Rocco
Un altro oggetto del cuore è una scultura del figlio Rocco, la sua prima in assoluto. Gliel'ha regalata per il compleanno dell'anno scorso e Madonna racconta di essersi messa a piangere. Adora quando i figli le regalano arte, che sia una canzone o un quadro. Descrive Rocco come un pittore di grande talento, che dipinge da quando aveva 15 anni. Dice di non vedere l'ora di vederlo crescere come artista e sperimentare altre tecniche. È anche, secondo lei, la persona migliore con cui visitare una grande mostra, perché la apprezza quanto lei. Madonna racconta di aver portato i figli in giro per il mondo per condividere il suo amore, la sua conoscenza e il suo apprezzamento per l'arte, e crede che qualcosa sia rimasto loro addosso, «grazie a Dio».
Nella Stanza Blu: "La mia nascita"
Il salotto si chiama la Stanza Blu perché lì tutto è blu, «un po' scontato, lo so», ammette. Qui è appeso un piccolo quadro di Frida Kahlo, La mia nascita, acquistato circa dieci anni dopo l'autoritratto. Anche questa volta c'è un aneddoto. Madonna era a casa di qualcuno quando entrò un signore anziano. Iniziarono a parlare di Frida Kahlo e lui disse di avere un suo piccolo quadro, che tirò fuori dall'armadio. Lei si ritrovò il dipinto tra le mani chiedendosi cosa ci facesse un'opera così dentro un armadio. Alla fine l'uomo glielo vendette.
Secondo il racconto di Madonna, Kahlo non si sentì mai emotivamente legata alla madre. Si sentiva respinta da lei, come se la madre non si curasse della sua esistenza. Per questo, spiega, nel quadro la ritrae con un lenzuolo sopra la testa, distaccata dalla situazione e da Frida stessa. «Sono cresciuta senza una madre», dice Madonna, «quindi mi sento profondamente legata alla sua storia».
Si sofferma poi sullo stile dell'opera, che si rifà al retablo, una forma di pittura messicana in cui si raffigurano santi martiri o figure sacre e sotto si scrive la storia della persona ritratta. Kahlo, nota Madonna, non finì mai di scriverla. Sopra il letto compare la Vergine Maria con due spade che le trapassano il collo. Madonna definisce l'opera drammatica e violenta: la testa appoggiata sul lenzuolo con il sangue sotto, il neonato non ancora del tutto fuori dal grembo materno. Un'immagine che per lei è davvero potente.
In camera da letto: i libri e la coperta di Estere
L'ultima stanza è la camera da letto, dove Madonna dice di essere felicissima quando si mette nella sua posizione preferita. Colleziona libri e ama le prime edizioni, ma ne indica due come preferiti. Il primo è un libro italiano su Luchino Visconti, un regista che adora. Visconti ha diretto uno dei suoi film preferiti, Rocco e i suoi fratelli, da cui lei ha preso il nome del figlio. Il secondo è di Simone de Beauvoir, «la grande femminista». Ne ha una copia in inglese e una in italiano: la prima può leggerla, la seconda può solo ammirarla, guardarne le immagini e tenerla tra le mani.
Sul letto c'è una coperta che la figlia Estere ha fatto per il suo compleanno. Durante la quarantena, quando erano tutti chiusi in casa, le figlie hanno imparato a lavorare a maglia e all'uncinetto. Madonna la adora e invita chi guarda a immaginarne la morbidezza. Aggiunge, scherzando, che ora che Estere gioca a football non fa più l'uncinetto per lei.
Octavia, il polipo di peluche
L'ultimo oggetto è quello con la storia più intima: un polipo di peluche di nome Octavia, con cui Madonna dorme ogni notte. Racconta che qualche anno fa è stata molto male ed è finita in ospedale, in coma. Se ne occupava un'infermiera fantastica, Olivia, che la sgridava ogni giorno. Le ripeteva che doveva alzarsi e uscire dalla terapia intensiva, e secondo Madonna le ha dato davvero tanto coraggio e speranza.
Quando tornò a casa dall'ospedale, la sorella le regalò il polipo. Guardandolo, Madonna riusciva a pensare solo alla sua infermiera. Non voleva però chiamarlo esattamente come lei, così scelse Octavia. Da allora il peluche è sempre con lei. L'imbottitura comincia a essere un po' malconcia, ammette, ma lo adora.
Con Octavia si chiude la visita. Madonna saluta dicendo che sta per andare a dormire, augura la buonanotte e congeda gli ospiti con un «Uscite dalla mia camera».
Siamo nel mio bagno, che chiamo anche “il mio ufficio”. Qui ci lavoro. È l'unica stanza dove nessuno mi disturba.
Ciao Vogue, sono Madonna. Benvenuti nella mia casa a Londra. Stasera vi mostro alcune delle mie cose preferite. I miei oggetti del cuore.
Sono nel mio ufficio. Questa è la nave madre. In realtà non lavoro molto alla scrivania. È un po' troppo formale. Ho un impianto audio eccellente qui dentro. Quando ascolto i mix della musica a cui sto lavorando, mi siedo sul divano e abbasso le luci. Mi piace accendere un po' di incenso e creare l'atmosfera.
Stasera voglio mostrarvi uno dei miei oggetti preferiti al mondo. È un autoritratto di Frida Kahlo. Spesso si ritraeva con le scimmie sulle spalle. Ne aveva davvero tante, ma il motivo era che le aveva addestrate per avvertirla quando il marito andava a letto con un'altra donna. Se tornava dallo studio e si era divertito con una delle sue modelle, cosa che capitava spesso, le scimmie impazzivano. Così lei lo scopriva e lo puniva di conseguenza.
C'è poi una storia dietro a come sono arrivata a possedere il quadro. Al liceo c'era un solo museo in cui si poteva andare: il Detroit Institute of Arts. La prima volta che ci sono andata c'erano questi enormi murales di Diego Rivera ovunque. Ma quello che mi attirava davvero erano queste piccole fotografie, quasi nascoste, di questa bellissima donna messicana. Mi colpì profondamente il suo carisma e la sua bellezza unica. Mi emozionò davvero. È diventata una specie di musa eterna per me.
Qualche anno dopo mi sono trasferita a New York da Detroit, e mentre camminavo per strada c'era una fiera e ho visto una cartolina con quel dipinto. Erano i miei primi cinque minuti a New York, e la prima persona che ho incontrato è stata Frida. Da quel giorno l'ho portata sempre con me. Ho preso una puntina o un chiodo, l'ho attaccata al muro, ed è diventata il mio angelo custode. Mi sono promessa che un giorno quel quadro sarebbe stato mio. Undici anni dopo quel quadro è andato all'asta e l'ho comprato.
Se sei un'artista in difficoltà, una donna che lotta nel mondo e ti senti un'estranea, puoi creare un legame con Frida. Ha quello sguardo da "non rompermi le scatole". Mi dà una grande forza.
Adesso siamo nel corridoio, diventato una cabina armadio perché non ho più spazio per altri vestiti. Vi mostro adesso i miei amati stivali YSL, realizzati per me 21 anni fa, quando facevo gli show di Confessions Part One. Adoro questi stivali, hanno resistito alla prova del tempo. Calzano in modo incredibile. Sono comodissimi per ballare.
Mi piace il legame con Confessions Part One. Ora che sto facendo Confessions Part Two, hanno ancora una loro energia e sostengono i miei piedi, e sono sicura che abbiano a che fare con il mio modo di ballare. Non saprei, sono semplicemente le scarpe perfette, tra tutti gli stivali o le scarpe, questi sono magici.
Mi piace avere arte anche nel bagno. Tra i miei pezzi preferiti ci sono queste sculture di peni, o la mia collezione di cazzi, come mi piace chiamarli. Ne ho quattro, due piccoli e due grandi. L'artista si chiama Anderson Asteclines. È un giovane artista brasiliano. Fa parte del programma gestito da Tracey Emin.
Sono andata a trovare Tracey e ho conosciuto Anderson. Ho anche comprato uno dei suoi quadri di recente, parlava del suo rapporto con la madre. Gli ho chiesto: "Tua madre è orgogliosa di te? Ha visto i tuoi quadri? Le mostri il tuo lavoro?”. Lui mi ha detto: "No, penso che potrebbe turbarla. Non vorrei mai farle del male". Mi ha raccontato che ogni suo quadro parlava in qualche modo di lei. Stavo per piangere.
Sono stata molto toccata dalla sua storia e l'ho salutato dopo un po' di tempo passato insieme. Mi è corso dietro con una busta di carta marrone e mi ha detto: "Voglio darti una cosa". Sono salita in macchina, ho iniziato a guidare verso casa, ho aperto la busta ed erano dei bellissimi peni. Sono davvero deliziosi. Ed eccoli qui, gli oggetti del mio cuore.
Mi piace conservare un sacco di appunti e ricordi, sono molto sentimentale e romantica, soprattutto quando si tratta della mia famiglia. Ho un sacco di cose qui che attacco alle pareti. Niente di troppo formale.
Questo rosario me l'ha dato mia nonna pochi anni prima di morire. Era di mia madre. È un semplicissimo rosario fatto di legno. Mia madre era molto religiosa, e pregava ogni giorno con ogni grano di questo rosario. Recitava l'Ave Maria. Forse avete notato che all'inizio della carriera portavo molti crocifissi al collo. Era più un tributo a mia madre che al cattolicesimo, a dire la verità.
Qui ci sono alcuni post-it che mia figlia Estere mi ha scritto quando ha iniziato a scrivere e parlare in inglese, a cinque anni. "Scusa, mamma". Deve aver fatto qualcosa di brutto. Non ricordo cosa. Qui c'è una foto di lei dietro le mie spalle con un'aria molto birichina.
E qui in questo angolo di oggetti preziosissimi c'è il profumo di mia madre, si chiama Fracas. Quando mi manca, lo spruzzo e profumo di gardenie e tuberosa.
E infine c'è un carillon che qualcuno ha fatto per me, suona la mia canzone preferita, Bella Ciao, che è praticamente l'inno dei partigiani italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, che combattevano contro la dittatura e il fascismo. Si è poi diffusa in tutta Europa come una specie di inno.
Un altro oggetto del mio cuore è questa bellissima scultura, fatta da mio figlio Rocco, la sua prima scultura in assoluto. Me l'ha regalata per il mio compleanno dello scorso anno e mi sono messa a piangere. Adoro quando i miei figli mi regalano arte, che sia una canzone scritta o un quadro dipinto.
Lui è un pittore davvero talentuoso. Dipinge da quando aveva 15 anni. Non vedo l'ora di vederlo crescere come artista e provare altre tecniche, trovo tutto questo incredibile. È la persona migliore con cui andare a vedere una grande mostra, perché la apprezza tanto quanto me. Li ho portati in giro per il mondo cercando di condividere il mio amore, la mia conoscenza e il mio apprezzamento per l'arte, e credo che gli sia rimasto addosso, grazie a Dio.
Ora siamo nel mio salotto, che chiamo la Stanza Blu perché tutto qui è blu. Un po' scontato, lo so. E qui c'è un piccolo quadro di Frida Kahlo. Si chiama "La mia nascita", l'ho comprato circa un decennio dopo l'autoritratto di Frida Kahlo.
Ero a casa di qualcuno ed è entrato un signore anziano, abbiamo iniziato a parlare di Frida Kahlo, e lui ha detto: "Oh, ho un suo piccolo quadro". Dal suo armadio ha tirato fuori questo dipinto. Me lo sono ritrovata tra le mani pensando: "Oddio, cosa fa questo dentro un armadio?". Alla fine me l'ha venduto.
In pratica, la storia dietro questo quadro è che Frida non si è mai sentita emotivamente legata a sua madre. Si sentiva in qualche modo respinta da lei. Sua madre non si curava della sua esistenza. Così la ritrae in questo quadro con un lenzuolo sopra la testa, quasi distaccata dalla situazione, distaccata da Frida. Sono cresciuta senza una madre, quindi mi sento profondamente legata alla sua storia. Adoro questo quadro. È qualcosa che mi sta davvero a cuore.
Anche lo stile del quadro è molto bello, perché si basa su uno stile di pittura messicano chiamato retablo, dove si dipingono santi martiri o figure sacre, e sotto si scrive tutta la storia della persona ritratta. Lei non ha mai finito di scriverla. E sopra il letto c'è la Vergine Maria con due spade che le trapassano il collo. È un'opera piuttosto drammatica. Ed è violenta: la sua testa appoggiata sul lenzuolo con il sangue sotto. Non è ancora del tutto fuori dal grembo della madre. Un'immagine davvero potente.
E finalmente siamo nella mia camera, e quando arrivo in questa stanza e mi metto in questa posizione, sono felicissima.
Colleziono libri. Adoro le prime edizioni, ma questi due libri sono i miei preferiti. Questo è un libro italiano scritto su Luchino Visconti, un regista che adoro. Ha realizzato uno dei miei film preferiti, "Rocco e i suoi fratelli", da cui ho preso il nome di mio figlio Rocco. L'altro libro è di Simone de Beauvoir, la grande femminista. Questo è in inglese, questo è in italiano. Quindi questo posso solo ammirarlo, guardare le immagini e tenerlo tra le mani. Questo invece lo posso leggere.
E qui questa bellissima coperta che mia figlia Estere ha fatto per me. Durante la quarantena, le mie figlie hanno imparato a tessere e a fare l'uncinetto, quando eravamo tutti chiusi in casa. L'ha fatta per il mio compleanno. La adoro, è così morbida. Dovreste proprio toccarla. Ora che gioca a football, non fa più l'uncinetto per me.
E ora sono pronta per dormire. Questo è il mio peluche. Si chiama Octavia. Dormo con lei ogni notte.
Qualche anno fa sono stata molto male, in ospedale. Ero in coma, e c'era un'infermiera fantastica che si occupava di me. Si chiamava Olivia. Mi sgridava ogni giorno dicendomi che dovevo alzarmi, che dovevo uscire dalla terapia intensiva, e mi ha dato davvero tanto coraggio e speranza.
Quando sono uscita dall'ospedale e sono tornata a casa, mia sorella mi ha regalato questo polipo. L'ho guardato e tutto quello a cui pensavo era la mia infermiera, ma non volevo chiamarlo Olivia esattamente come lei. Così l'ho chiamato Octavia. È con me da allora. L'imbottitura comincia a essere un po' malconcia, ma lo adoro.
Vi ho mostrato gli oggetti del mio cuore. E ora vado a dormire, quindi buonanotte a tutti. Uscite dalla mia camera.
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